Gli aquiloni ti riportano indietro nel tempo.

LOS ROQUES

Ho visitato posti di mare, talmente belli da farmi chiedere a volte se fossero reali, o solo presenti nella mia testa.

Ho anche delle giornate però, fotografate nella mente, che testimoniano a me stessa, quanto in realtà sia stata fortunata, perché sì… ero lì, per fortuna sono stata lì.

Non mancherà la voglia di parlare di una delle tante avventure e dei viaggi che hanno plasmato la mia persona, rendendola migliore, in tutto… ma non ora.
CITAZIONE SEMPRE APPREZZATA

Stasera mi è tornata in mente una giornata di mare. L’anno scorso ho passato qualche giorno con i miei e mi sono ritrovata a vivere il mare, stando in una piccola casa in affitto, che ti permette di godere dei colori del tramonto dal terrazzo. Talmente vicina al mare, che la notte, lasciando la finestra aperta, potevi sentire le onde e devo dire che non è proprio come quando metti su Spotify, la musica per aiutare a dormire.

È una sensazione incredibile.

Dunque settembre in alcuni punti del litorale laziale, può rivelarsi ancora un mese che regala molto.

Piano piano stavano tutti lasciando la spiaggia, io invece preferisco restare sempre fino all’ora di cena. Poca gente, bambini rumorosi che si avviano a casa con i genitori, i miei genitori che rincasano ormai presto, con le loro necessarie abitudini, che non puoi assolutamente modificargli e la possibilità quindi di potermi concentrare su qualcosa che mi rimane sempre difficile fare. Guardare.

Il cielo era pieno di Aquiloni, tutti intorno. Per grandi, che si lasciano portare dal vento e per piccoli, che passavano avanti e indietro grazie ai venditori inarrestabili. Tutti quei colori, quel volteggiare, non può non riportare alla memoria quando eri piccolo, se come la maggior parte di quelli della mia età, si viveva il mare per quasi tre mesi di vacanze.

C’è stato un momento in cui, un Kite fuori controllo si e’ avvicinato cosi’ tanto a noi, che immaginai si potesse impigliare al lettino di mia madre, presa nella sua lettura da non accorgersene e se la portasse via. Ho creduto di poterla vedere fluttuare nel blu, serena, col suo libro e il cappellino di paglia da uomo. Me lo ricordo bene, perché non riesco più facilmente a lasciare spazio alla fantasia, quella fu una piacevole eccezione dopo tanto tempo.

Mia madre sorrideva cosi’ poco. Non sentivo una sua risata da giorni, la sua stanchezza, a causa nostra e il suo non riuscire più a rilassarsi, l’avevano resa una donna quasi irriconoscibile. Al limite dell’anaffettività. Proprio lei, che mi ha insegnato ad essere fisica con chi amo… ma le cose cambiano per tutti ed io non posso voler fare quello che mi viene istintivo fare, cioè avere il controllo delle cose.

Eravamo ormai rimasti in pochi. Un ragazzino che lancia vicino la riva una rete da pesca, con la bravura di un uomo. Tre lanci perfetti e quella rete pero’ rimasta vuota, per fortuna.

Poi c’e’ questa giovane donna, su una piccola sdraio color aragosta. Ad un certo punto lei guarda il mare, fin quando si crea una linea definita di sole, probabilmente è il momento che preferisce. Il vento l’aiuta, ma lei non sa piu’ respirare come una volta. Ogni tanto continua a guardarsi intorno, per esercitarsi.

Quando si accorge che è ora di rientrare, sa solo che le emozioni diverse vissute in quella giornata, banale per molti, lei le ricordera’, anche dopo un anno.

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